Nel 2026 il Bonus ristrutturazione permette di detrarre dall’IRPEF il 50% delle spese sostenute dal proprietario o titolare di un diritto reale per l’abitazione principale. Negli altri casi ammessi, l’aliquota è del 36%.
Il limite è di 96.000 euro per unità immobiliare e la detrazione viene recuperata in 10 quote annuali. Le aliquote sono state confermate dalla Legge di Bilancio 2026.
Guida aggiornata al 6 agosto 2026. La situazione fiscale personale deve essere verificata con un commercialista o CAF; il titolo edilizio va valutato da un tecnico abilitato.
Quanto si può detrarre con il Bonus ristrutturazione 2026?
La detrazione ristrutturazione 2026 cambia in base al rapporto del contribuente con l’immobile e alla sua destinazione.
| Situazione | Aliquota 2026 | Spesa massima | Detrazione massima | Quota massima annua |
|---|---|---|---|---|
| Abitazione principale, spesa sostenuta dal proprietario o titolare di diritto reale | 50% | 96.000 € | 48.000 € | 4.800 € per 10 anni |
| Altri immobili o altri soggetti ammessi | 36% | 96.000 € | 34.560 € | 3.456 € per 10 anni |
Esempio: su una spesa agevolabile di 60.000 euro, il recupero fiscale può essere pari a 30.000 euro con aliquota al 50%, oppure a 21.600 euro con aliquota al 36%. L’importo viene suddiviso in 10 rate annuali di pari valore.
Il limite di 96.000 euro riguarda l’unità immobiliare, comprese le pertinenze. Se i lavori sono la prosecuzione di un intervento iniziato negli anni precedenti, nel calcolo del limite devono essere considerate anche le spese già sostenute per lo stesso intervento.
Conta la data dei lavori o quella del pagamento?
Per le persone fisiche conta la data del pagamento. Per applicare le aliquote 2026, il bonifico deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2026.
In base alla normativa oggi vigente, le spese pagate nel 2027 saranno agevolate al 36% per l’abitazione principale del proprietario o titolare di diritto reale e al 30% negli altri casi, salvo future modifiche legislative.
Chi ha diritto alla detrazione del 50% nel 2026?
L’aliquota del 50% spetta quando sono presenti contemporaneamente queste condizioni:
- la spesa viene sostenuta dal proprietario oppure dal titolare di un diritto reale di godimento, come usufrutto, uso o abitazione;
- l’intervento riguarda l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale;
- fatture e bonifici sono correttamente intestati al contribuente che richiede la detrazione.
L’abitazione principale è quella nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorano abitualmente. Non coincide automaticamente con la definizione fiscale di “prima casa”: aver acquistato un immobile con le agevolazioni prima casa non basta, da solo, per ottenere l’aliquota maggiorata.
L’Agenzia delle Entrate conferma che nel 2026 l’aliquota ordinaria del 36% sale al 50% per il proprietario o titolare di diritto reale che interviene sulla propria abitazione principale.
Inquilini e familiari conviventi possono usare il bonus?
Possono rientrare tra i beneficiari, se sostengono realmente la spesa e rispettano le condizioni previste, anche:
- inquilini e comodatari;
- familiari conviventi del proprietario;
- conviventi di fatto;
- soci di cooperative;
- imprenditori individuali, per gli immobili non strumentali o merce.
Questi soggetti, tuttavia, non ottengono automaticamente il 50%. L’aliquota maggiorata è riservata al proprietario o titolare di un diritto reale sull’abitazione principale; negli altri casi si applica normalmente il 36%.
Prima di decidere chi deve pagare le fatture è quindi opportuno verificare intestazioni, capienza fiscale e titolo sull’immobile.
Quali lavori rientrano nel Bonus ristrutturazione 2026?
Sulle singole abitazioni sono generalmente agevolabili:
- manutenzione straordinaria;
- restauro e risanamento conservativo;
- ristrutturazione edilizia;
- rifacimento o messa a norma degli impianti elettrici, idraulici e termici;
- modifica della distribuzione interna, con spostamento o realizzazione di tramezzi;
- rifacimento completo di bagno o cucina quando l’intervento comprende opere impiantistiche o murarie;
- eliminazione delle barriere architettoniche;
- interventi per la sicurezza dell’abitazione;
- bonifica dell’amianto;
- interventi finalizzati al risparmio energetico e all’uso di fonti rinnovabili, quando rispettano i requisiti previsti.
La manutenzione ordinaria, come la sola tinteggiatura o la sostituzione delle piastrelle senza un intervento più ampio, non è normalmente detraibile sulla singola abitazione. Può invece essere agevolabile quando riguarda le parti comuni di un edificio residenziale.
Dal 2025 sono escluse dal Bonus ristrutturazione le spese per la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate esclusivamente da combustibili fossili.
Quali costi si possono inserire nella detrazione?
Oltre ai lavori edili e impiantistici, possono rientrare nel limite agevolabile, quando direttamente collegati all’intervento:
- progettazione e direzione dei lavori;
- compensi di geometri, architetti, ingegneri e altri tecnici;
- perizie, sopralluoghi e verifiche di conformità;
- materiali acquistati per l’intervento;
- IVA;
- diritti per CILA, SCIA, permesso di costruire e altre autorizzazioni;
- oneri di urbanizzazione;
- imposta di bollo;
- certificazioni e dichiarazioni di conformità degli impianti.
Mobili, elettrodomestici e complementi d’arredo non rientrano nei 96.000 euro del Bonus ristrutturazione. Possono beneficiare, se sussistono i requisiti, del distinto Bonus mobili 2026.
Come si paga per non perdere il Bonus ristrutturazione?
I lavori devono essere pagati con bonifico bancario o postale “parlante”. Nel bonifico devono comparire:
- causale riferita all’articolo 16-bis del DPR 917/1986;
- codice fiscale del contribuente che richiede la detrazione;
- codice fiscale o partita IVA dell’impresa o del professionista;
- riferimento alla fattura, se previsto dal modulo della banca.
La guida dell’Agenzia delle Entrate indica inoltre la necessità di conservare fatture, ricevute dei bonifici, titoli abilitativi e documentazione tecnica.
Oneri di urbanizzazione, bolli e diritti amministrativi che non possono essere pagati con bonifico parlante possono essere versati con le modalità previste dall’ente competente.
Quali documenti bisogna conservare?
Il fascicolo della ristrutturazione dovrebbe contenere almeno:
- fatture e ricevute fiscali;
- ricevute dei bonifici parlanti;
- CILA, SCIA, permesso di costruire o dichiarazione sostitutiva, quando non è richiesto un titolo;
- eventuale comunicazione preliminare all’ASL;
- delibera e ripartizione millesimale per lavori condominiali;
- dichiarazioni di conformità degli impianti;
- ricevuta della comunicazione ENEA, quando dovuta.
Per gli interventi che producono risparmio energetico o utilizzano fonti rinnovabili, la comunicazione deve essere trasmessa attraverso il portale ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
Per i lavori conclusi dal 25 giugno 2026 il termine decorre normalmente dalla data di fine lavori. L’ENEA ha previsto una regola specifica per alcuni interventi iniziati dal 4 febbraio e conclusi prima del 25 giugno 2026, come indicato nell’avviso ufficiale del 25 giugno 2026.
È possibile avere lo sconto in fattura nel 2026?
Per un nuovo intervento avviato nel 2026, la modalità ordinaria è la detrazione nella dichiarazione dei redditi. Lo sconto in fattura e la cessione del credito non sono generalmente disponibili, salvo limitate situazioni transitorie previste dalla legge.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che il divieto è operativo dal 17 febbraio 2023 ed è stato ulteriormente rafforzato nel 2024, fatte salve specifiche deroghe. Il Bonus ristrutturazione non deve quindi essere presentato come uno sconto immediato sul preventivo.
Occorre inoltre avere sufficiente IRPEF da compensare: se la quota annuale della detrazione supera l’imposta dovuta, la parte incapiente non viene normalmente rimborsata.
Cosa cambia per chi ha un reddito superiore a 75.000 euro?
Dal 2025 i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro sono soggetti a un limite complessivo per diversi oneri detraibili. Nel calcolo rientrano anche le rate relative alle ristrutturazioni pagate dal 2025.
Il limite dipende dal reddito e dal numero di figli fiscalmente a carico:
- reddito superiore a 75.000 e fino a 100.000 euro: importo base di 14.000 euro;
- reddito superiore a 100.000 euro: importo base di 8.000 euro;
- coefficiente 0,50 senza figli, 0,70 con un figlio, 0,85 con due figli, 1 con almeno tre figli o un figlio con disabilità.
Prima di programmare la spesa è consigliabile simulare il recupero effettivo con il proprio commercialista. L’Agenzia delle Entrate pubblica esempi di calcolo e chiarisce quali spese rientrano nel limite.
A Livorno e Pisa servono CILA o SCIA?
Il Bonus ristrutturazione è un’agevolazione fiscale e non sostituisce il titolo edilizio. CILA, SCIA o permesso di costruire dipendono dalla natura concreta delle opere, dalla presenza di interventi strutturali, dai vincoli e dalle regole urbanistiche comunali.
In Toscana il riferimento regionale è la Legge regionale 65/2014 sul governo del territorio, modificata anche dalla Legge regionale 51/2025. A Pisa CILA e SCIA vengono presentate attraverso il portale telematico SUE; anche Livorno dispone dello Sportello Unico dell’Edilizia.
Per immobili a Livorno, Pisa, Fauglia, Collesalvetti, Capannoli e negli altri comuni della provincia occorre verificare:
- conformità urbanistica e catastale dell’immobile;
- eventuali vincoli paesaggistici o storico-architettonici;
- titolo edilizio necessario;
- deposito strutturale o autorizzazione sismica, quando richiesti;
- regolamenti edilizi e modalità di presentazione adottati dal Comune.
Quali sono gli errori che possono far perdere la detrazione?
Gli errori più frequenti sono:
- utilizzare un bonifico ordinario invece di quello parlante;
- intestare fattura e bonifico a persone diverse senza verificare chi sostiene la spesa;
- iniziare i lavori senza il titolo edilizio necessario;
- includere opere non agevolabili;
- superare il limite residuo disponibile;
- non conservare fatture, ricevute e documenti tecnici;
- omettere adempimenti obbligatori in materia edilizia o di sicurezza;
- dare per scontata la propria capienza IRPEF;
- considerare l’immobile “prima casa” senza verificare che sia realmente abitazione principale.
Una verifica prima dell’apertura del cantiere costa meno della correzione di documenti, pagamenti o pratiche già eseguiti.
Come affrontare una ristrutturazione senza costi nascosti e passaggi confusi?
Il Sistema Casa No Stress di Edilmia Srl riunisce progetto, organizzazione del cantiere e scelta dei materiali sotto la responsabilità di un referente unico.
Prima di iniziare, il percorso dovrebbe definire per iscritto:
- opere incluse ed escluse;
- computo e preventivo dettagliato;
- materiali e finiture;
- cronoprogramma indicativo;
- modalità di approvazione delle varianti;
- documenti da consegnare a fine lavori;
- garanzie contrattuali applicabili.
Edilmia opera nelle province di Livorno e Pisa, compresi comuni come Fauglia, Collesalvetti e Capannoli. È possibile richiedere una verifica tecnica preliminare e un preventivo per organizzare lavori, documenti e pagamenti prima dell’apertura del cantiere.
Domande frequenti sul Bonus ristrutturazione 2026
Il Bonus ristrutturazione 2026 è al 50% o al 36%?
È al 50% se la spesa è sostenuta dal proprietario o titolare di un diritto reale per l’abitazione principale. Negli altri casi ammessi l’aliquota è del 36%. Il limite resta di 96.000 euro per unità immobiliare.
I 96.000 euro sono la detrazione che ricevo?
No. Sono il limite massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione. Con il 50% si possono recuperare al massimo 48.000 euro; con il 36% il recupero massimo è di 34.560 euro, suddiviso in 10 anni.
Se inizio i lavori nel 2026 e termino nel 2027 quale aliquota uso?
Conta l’anno del pagamento. I bonifici effettuati entro il 31 dicembre 2026 seguono le aliquote 2026. Quelli eseguiti nel 2027 seguono le aliquote vigenti nel 2027, anche se appartengono allo stesso cantiere.
Posso ottenere il Bonus ristrutturazione come sconto in fattura?
Per un nuovo intervento nel 2026, normalmente no. Il beneficio viene recuperato tramite la dichiarazione dei redditi in 10 quote annuali. Le deroghe allo sconto o alla cessione riguardano situazioni transitorie molto specifiche.
Serve sempre la CILA per ristrutturare un appartamento?
No. Il titolo dipende dai lavori. Alcune opere sono edilizia libera, altre richiedono CILA, SCIA o permesso di costruire. A Livorno, Pisa e negli altri comuni toscani la pratica deve essere individuata da un tecnico sulla base del progetto e della normativa regionale e comunale.
Trasparenza e revisione del contenuto — da completare prima della pubblicazione
Contenuto a cura di Edilmia Srl, P.IVA [INSERIRE], con sede in [INDIRIZZO COMPLETO]. Impresa attiva dal [ANNO] con [NUMERO VERIFICABILE] cantieri conclusi nelle province di Livorno e Pisa.
Revisione tecnica: [NOME E COGNOME], [GEOMETRA/ARCHITETTO/INGEGNERE], iscritto all’Albo/Collegio di [PROVINCIA] al n. [NUMERO].
Revisione fiscale: [NOME DEL COMMERCIALISTA O CAF, SE DISPONIBILE].
Ultimo aggiornamento normativo: 6 agosto 2026.

